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ARPIONI - MALACABEZA

on venerdì 02 dicembre 2011
by Alessandra Black Pearl author list
in Recensioni

Quanti anni sono passati da Skandalo Al Sole? Oramai dodici. Quanti album hanno inciso i poliedrici Arpioni? Almeno cinque, senza tener conto delle compilation o dei demo. Ma allora perchè oramai nel pieno del 2005, gli Arpioni, con anni di gavetta alle spalle e con un'esperienza musicale tutta da invidiare, hanno dato alle stampe un prodotto come questo Malacabeza? Dalla copertina al contenuto tutto puzza di edulcorato: già la confezione, che mima il pacchetto dei choiba e il titolo che evoca il risultato di una notte brava lasciano intravedere e prevedere un prodotto quanto mai ammiccante e studiato a tavolino. Inoltre, come nella passata joint-venture con Tonino Carotone, oltre allo stesso, si servono qui di una sfilza di rinomati ospiti: Osvaldo Ardenghi, figlio artistico di Enzo Jannacci, gli attori Valerio Mastrandrea e Lele Vanoli (splendido nel ruolo di Gomma in ...E Allora Mambo) e tra gli altri l'immancabile padrino Roy Paci. Ma agli otto ragazzi bergamaschi in fin dei conti cosa manca per realizzare un album coi fiocchi? Praticamente nulla, ma stavolta, diciamo la verità, siamo rimasti decisamente stupiti nell'ascoltare le note di questa loro nuova fatica. Tra stornelli da osteria e nenie alla Fred Bongusto, piccoli swing alla Paolo Conte e pallidi rocksteady rimaniamo con l'amaro in bocca al pensiero di quanto ci avevano fatto ballare con Papalagi o In Mezzo Ai Guai (in cui erano presenti degli ottimi episodi) mentre oggi, ottenebrati forse dalla recente entrata nel catalogo Venus, riescono a farci battere si il piedino, ma per l'impazienza di arrivare ad ascoltare qualcosa di decisamente pi? sostanzioso. Tra una Filastrocca Del Fumatore Affranto, che se un sorrisetto ce lo fa scappare pure e Er Tranquillante Nostro (che, diciamolo, nelle capaci mani di Proietti assumeva ben tutt'altra ampiezza) e il jazz di Maledetta Thunderbird sfoderano tutta la loro maestria musicale, passando attraverso i vari registri, surfando tra i generi come dei velisti provetti. Estremamente bravi i bergamaschi purtroppo si perdono dietro un'opera a nostro avviso trascurabile che non emana quel calore genuino che tanto apprezzavamo del gruppo, ma si rifà a tutta una serie di melodie già sperimentate da altri in passato fino a raschiare il fondo del barile utilizzando accattivanti motivetti e facili arrangiamenti al caso marleyani o di stampo tipicamente italiota. Si arranca fino alla fine cercando di frenare la voglia di skippare al brano successivo e a nulla servono i brani in levare - seppure ben suonati - posti in chiusura dell'album. Peccato per l'occasione sprecata, avrebbero potuto fare di meglio. Confidiamo nel futuro.


e107 Italian Team 2009
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