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BOB MARLEY

on lunedì 28 novembre 2011
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in Articoli

BOB MARLEY

L'11 Maggio 2011 sarà il 30° Anniversario della sua scomparsa, 11 Maggio 1981 11 Maggio 2011 e questo vuole essere un caro ricordo di quell'ultimo periodo della sua vita, articolo tratto dal capitolo Robert Nesta Marley del mio libro che ho scritto sulla Jamaica e sul Reggae dal titolo "Massive Reggae Discography".

Ricordare sempre Bob Marley deve essere una spinta per il cambiamento dell'attuale gioco al massacro che si sta svolgendo proprio in Jamaica in questultimi 3 anni, con l'affermarsi della violenza mai così in crescendo e con l'esecuzioni sommarie che stanno caratterizzando una campagna di odio e di cieca violenza indiscrimnata. Bob Marley non voleva mai tutto questo, le sue canzoni piene di sofferenza e di speranza devono essere a tutt'oggi promosse e divulgate a 360° in tutto il mondo, e non solo in Jamaica.

Ora leggetevi l'ultimo periodo di vita trascorso da Bob, e continuate ad ascoltare le sue dolci canzoni:

Il 16 e il 17 gennaio 1980, Bob Marley ed i Wailers tornati a Londra, cominciarono lo studio delle nuove canzoni che erano state programmate per l'uscita del nuovo e purtroppo ultimo LP per la Island Records di Chris Blackwell, ribattezzato dopo dallo stesso Bob Chris Blackhell per la sua non più amicizia, ma solamente come sfruttatore e ingrato specialmente durante il lavoro in studio e per la realizzazione dei precedenti dischi.

Il titolo dell'album era Uprising e fu realizzato a maggio 80, in esso erano racchiuse dieci stupende canzoni, ma quelle che più ricordano questo disco erano: Coming In From The Cold, Bad Card, Work, Pimpers Paradise, la super venduta Could You Be Loved, e a chiudere il disco Redemption Song in cui Bob eseguiva un memorabile assolo con la sua chitarra.

Alla fine di questo mese inizi il Uprising Tour 80, il grandioso tour europeo che raccolse un milione di fans in tutti e dodici gli stati dove suonò, iniziando a Zurigo in Svizzera, per poi proseguire a Copenaghen in Danimarca, a Dortmund e finalmente per la prima volta in Italia, per due date a giugno e precisamente il 26 giugno 80 allo Stadio San Siro di Milano e il 28 giugno allo Stadio Comunale di Torino, raggiungendo nelle due date un totale di 180.000 spettatori, di cui 100.000 solo a Milano.

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28 GIUGNO 1980 Stadio Comunale di Torino



La partenza dalla stazione di Roma T.ni era fissata alle 22.30 del 27 Giugno, il treno parte dal binario n.20

ed incomincia il viaggio fino a Torino Porta Nuova. Arrivo a Torino alle 8.45 e subito inizia la mia caccia al biglietto del concerto acquistato in un negozio di dischi poco lontano dallo stadio, per mia fortuna!!

Arrivo ai cancelli della curva maratona dove cerano gi migliaia di persone in attesa dellapertura dei cancelli. Il caldo insopportabile, il sole che picchiava sulle teste, l'acqua che veniva distribuita gratis a valanga, tutto questo fino alle 16 quando decisero di aprire i cancelli dello stadio e fecero entrare come in una mandria, migliaia e migliaia di reggae fans, per posizionarsi di fronte il palco posizionato proprio sotto la curva maratona. Io che ero da solo mi sono avvicinato ad un gruppo di ragazzi toscani non vicinissimo al palco ma venti metri di distanza, quindi ottima veduta!!! Verso le 19 il colpo d'occhio di tutto lo stadio stracolmo, tranne la curva maratona dove si trovava il palco, con migliaia e migliaia di fiaccole accese ed accendini. Iniziarono a suonare per prima un gruppo irlandese gli Average White Band, i quali suonarono per non molto tempo perchè il pubblico spazientito dal genere non a favore, cominci a bersagliare il gruppo con bottigliette di plastica e molta frutta. Poco dopo salirono sul palco i membri della band di Pino Daniele con Tony Esposito e qui fu l'apoteosi generale, un concerto bellissimo con il suo repertorio del periodo, graditissimo dal pubblico per unora circa fino alle 21 quando arrivarono gli Wailers e le I-Threes, infatti uscì per prima Judy Mowatt ad annunciare gli Wailers e poco dopo uscirono Marcia Griffiths e Rita Anderson Marley ed incominciarono a cantare e ad intrattenere il pubblico già in delirio. Le voci delle sisters se non mi ricordo male, purtroppo non erano abbastanza amplificate, nel senso che la musica si sentiva bene dalle casse del palco ma le voci erano quasi in lontananza. Comunque con l'arrivo del Re del Reggae i problemi acustici del sottoscritto vengono aboliti d'un colpo, e l'attenzione quasi ipnotica era rivolta solo ed esclusivamente a lui. Una dietro l'altra le sue canzoni, tutte quelle che fin dal 1977 ascoltavo fin da ragazzino, venivano salutate da boati incredibili, appunto da stadio specialmente sudamericano.

Il calore sprezzante che radiava con la sua voce melodica ed il ritmo dolce del sound dei Wailers, sembrava di stare in una favola musicale degna di nota, con contorno di fiaccole e accendini a migliaia, la vista dello stadio acceso solo da quelle luci e quella del palco, uno spettacolo che dopo 22 anni tutt'ora dentro i miei ricordi, di quei giorni più belli dell'era reggae. Appena finito il suo show vidi per con molta attenzione e preoccupazione una strana situazione avvenuta nel backstage, nel senso che ho visto con i miei occhi Judy Mowatt e Rita Marley piangere a dirotto, a parer mio senza ragione, e purtroppo senza sapere ancora nulla sulla vera salute e sulle condizioni di Bob. Infatti puntuale come un fulmine la notizia dello svenimento a Pittsburg (suo ultimo concerto dal vivo) mentre suonava era quello che ho pensato a Torino un mese prima, Bob Marley stava male eccome!!

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Fu l'unico concerto in tutta la sua storia, e del reggae in generale a raggiungere una così alta capacità di spettatori ed anche per questo motivo che Bob ricordò dopo il concerto quello stupendo colpo d'occhio quando, appena salito sul palco, vide migliaia e migliaia di fiaccole e accendini accesi.

Fu un successo memorabile, ma qualcosa non andava per il verso giusto.

L'allarme per la salute di Bob si fece notare sempre di più. Dopo aver fatto tantissimi concerti per così tanti anni, c'era bisogno di un gran bel periodo di pausa, di tranquillità e di completo relax.

Ma durante il concerto a Torino, dopo aver assistito al suo show, parecchi componenti dei Wailers con sua moglie Rita in testa, si misero a piangere e non si capiva cosa stava accadendo.

Si parlava di un malore o di un brutto svenimento. La malattia oramai aveva accelerato il suo corso e lo stava logorando, ma Bob continuò il tour 80 in America e tutti gli fecero notare che non era il caso di eccedere.

Ed infatti dopo l'ultimo concerto dal vivo a Pittsburg, crollò a terra perdendo per alcuni secondi conoscenza.

Fu il vero panico per tutti, servivano cure immediate senza perdere tempo.

Quindi si chiamò il Dr. Carl Frazier per fare degli accertamenti attraverso alcune analisi e lastre, dalle quali si delineò purtroppo la terribile diagnosi: cancro al cervello.

Dopo questa tristissima notizia venne immediatamente cancellato il restante tour il 23 settembre 80 e da New York dove risiedeva Bob, fu organizzato un volo per Miami per il ricovero durgenza all'Ospedale Cedri Del Libano.

Ma dopo l'operazione al piede fu rimandato nuovamente a New York per ulteriori accertamenti al Memorial Sloan-Kettering Cancer Institute, un famoso centro di cura specializzato in tumori. Qui si sottopose alla dura cura della chemioterapia ma, come prima conseguenza, non riuscì più a camminare e tutto il suo staff, Wailers e le I-Threes comprese, saputa la notizia rimasero costernati e increduli per l'eventualità di un suo possibile peggioramento date le sue gravi condizioni di salute. A questo punto nella cura subentrò uno specialista tedesco del settore, il Dr. Joseph Issels il quale curava la malattia con alcuni trattamenti terapeutici senza usare sostanze chimiche molto tossiche in questo caso specifico.

Quasi come in una disperata lotta contro il tempo, si decise di partire nuovamente per questa volta verso la Germania alla clinica Alpi Bavaresi. Il 9 novembre 80 fu ricoverato per ulteriori accertamenti con nuove analisi. Ma alla notizia che dopo altre lastre furono trovati altri due tumori, uno ai polmoni e l'altro allo stomaco, il panico si espanse come un uragano. Intanto il tempo passava e si arrivava al giorno del suo 36 compleanno, quindi da Kingston partirono tutti i Wailers tranne i fratelli Barrett, per salutarlo e stargli il più possibile vicino.

Le sue condizioni erano stabili, ma l'idea della madre Cedella e l'amica di Bob Diane Jobson di far trasferire Bob a Miami, fu vista dai due dottori, Dr.Issels e il Dr. Frazier, come una bestemmia. Ugualmente il 9 maggio Bob partì per Miami per ricoverarsi nuovamente all'Ospedale Cedri Del Libano, ma purtroppo il peggio stava arrivando Bob non riusciva pi? ne a mangiare ne a bere, aveva perso quasi 20 chili di peso a causa di questa brutale malattia.

La mattina dell'11 maggio 81, alle ore 11.30 la madre lo visitò e, disperata davanti al suo letto, lo assistette fino all'ultimo saluto, quando d'un colpo gli occhi di Bob si chiusero all'indietro e dopo aver fatto un lungo sospiro, cessò di vivere.

La tragedia era compiuta Bob Marley lasci increduli tutti i suoi milioni di fan sparsi in tutto il globo, lasciando un vuoto incolmabile tutt'ora esistente. La notizia rimbalzò in tutti i cinque continenti come una saetta, soprattutto in Jamaica dove Judy Mowatt fu la prima ad essere avvertita, mentre invece tutti gli altri appresero la notizia dalla radio jamaicana JBC. I funerali di stato furono organizzati in Jamaica il 21 maggio 81, dieci giorni dopo il suo decesso a Miami, al National Arena, alla presenza di 12 mila persone, capacità massima per i soli posti a sedere, e fuori altri 50.000.

Era stato allestito un piccolo palco dove i Wailers si sono esibiti cantando alcune delle sue canzoni come Rastaman Chant e Natural Mystic. Erano presenti le più alte cariche politiche del governo jamaicano, alcuni membri della Twelve Tribe Of Israel e l'arcivescovo Yesehaq che rimase per tutta la cerimonia.

Al termine della commovente funzione si mise in moto un lunghissimo pellegrinaggio verso la piccola cittadina dove Bob era nato (Nine Miles nel distretto di St.Ann nel cuore della Jamaica) lungo un percorso prestabilito, passando prima per le vie di Kingston dove Bob trascorse molto tempo, durante la sua infanzia. Quindi l'itinerario era il seguente: Tom Redcam Avenue, South Camp Road, Marcus Garvey Drive, Bog Walk, Cotton Tree, Ewarton Road, Mount Rosser, Moneague, Claremont, Stepney e fino a Nine Miles.

Lungo tutto questo percorso migliaia di persone camminarono a fianco del mini-van con la salma di Bob per lunghe cinque ore a piedi sotto una pioggia battente in alcune zone interne.

La moglie Rita aveva fatto costruire un mausoleo su una collina che dava una spettacolare vista sulle montagne circostanti. All'interno in un sarcofago fu messo il corpo di Bob, chiuso con una lastra di marmo recante la stella di Davide.

Dopo l'ultimo saluto l'enorme folla molto lentamente tornò indietro, ognuno per la sua strada verso casa, lasciando molti ricordi e la tristezza di vedere il King Of Reggae Music da solo, chiuso in un mausoleo su una stupenda collina.

Un mese prima l'Hon.Robert Nesta Marley O.M. aveva ottenuto anche l'onoreficenza dal governo jamaicano attraverso l'Ordine di Merito per il suo contributo mondiale nel far conoscere durante i diciotto anni della sua carriera la sua musica, la sua filosofia e la Jamaica in tutti i luoghi del mondo.

La sua scomparsa fa ancora male, ha lasciato un segno, ma oggi più che mai abbiamo bisogno di far ricordare a tutti le sue canzoni, le sue liriche di pace, uguaglianza, amore, rispetto per tutte le razze e religioni diverse, contro il razzismo, le ingiustizie, l'odio che ora in tutto il mondo sembra prevalere; ecco tutto questo ci porta a riflettere di più ed apprezzare con tutto il cuore l'operato di Robert Nesta Marley
The Ambassador Of Love e The King Of Reggae Music.



(tratto dal libro Massive Reggae Discography di Fabrizio Laganà)







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