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JOHNNY CLARKE - THE VOICE

JOHNNY CLARKE - THE VOICE

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Johnny Clarke è uno delle assi portanti della nuova generazione di cantanti giamaicani. Nato a Kingston il 12 gennaio 1955, comincia ad avvicinarsi alla musica partecipando a Bull Bay Festival Song Contest e vincendo gli diede la spinta per l'ambiziosa carriera d'artista nel glorioso mondo discografico.
Dopo aver frequentato gli studi e dopo essersi esibito in vari nightclub di Kingston, la sua prima registrazione arrivò nel 1973 con la canzone prodotta da Clancy Eccles e stampata su un'etichetta bianca, solo col timbro "Clancy's" intitolata 'God Made The Sea And Sun', ma fu una delusione per Johnny, perchè non venne inciso il proprio nome sull'etichetta, e non ebbe una forte e decisa impronta promozionale, come giustamente si meritava e quindi fu subito un flop discografico, lasciando
immediatamente Eccles per un altro produttore più serio come Rupie Edwards e registrando invece tre singoli con discreto successo con 'Don't Go', 'Everyday Wondering' e 'Julie', tutti stampati sull'etichetta 'Success' ma con lo stesso precedente problema, non compariva mai il nome di Johnny Clarke sull'etichette.
Quasi un incubo per Johnny, cantare, registrare canzoni in studio e mai vedersi il proprio nome stampato sopra, come segno di soddisfazione personale e merito. Non contento dei trattamenti subiti, Clarke
incontra Bunny 'Striker' Lee il quale gli offrì l'opportunità di registrare per lui presso gli studi della Treasure Isle di proprietà di Duke Reid, e al suo interno l'ingegnere eccellente come Errol Brown.
In questo preciso momento avviene la rinascita tecnica e spettacolare delle reali virtù vocali di Johnny Clarke, con la stretta collaborazione ottenuta con Bunny Lee registra 'None Shall Escape The Judgement', canzone originale di Earl Zero, un cantante della zona di Greenwich Town, molto prolifica con altrettanti cantanti storici della musica reggae.
Il suo nome finalmente compariva sull'etichetta del disco, e Bunny Lee come risposta alle vecchie lamentele di Johnny per i problemi di stampa del nome, fondò altre etichette affinchè il nome di Clarke fosse visibile al massimo e sotto varie etichette, tutte di proprietà di Lee, come 'Justice', 'Attack', 'Jackpot', 'Explosion' e 'Gorgon'.
Da questo momento inizia un lungo sodalizio, percorso insieme fino al 1978, con la realizzazione di altre canzoni registrate per Bunny Lee, ma quelle più storiche che ho l'obbligo da segnalare sono senza dubbio (scusate l'elenco ma poi se l'ascolterete......): 'Enter Into His Gates With Praise',' 'None Shall Escape The Judgement', 'Move Out Of Babylon', 'If You Should Loose Me', 'My Desire', canzone ripresa dall'originale dei Platters, 'No Hiding Place', 'Stop Them Jah', 'Come Make We Love Up', 'Play Fool Fe Get Wise', 'Rockers Under Manners', 'Dread Locks Don't Fight', 'Every Knee Shall Bow', 'It's A Disgrace'.
Gli albums che includeranno tutti questi brani sono nell'ordine: il primo album 'None Shall Escape', 'Enter Into His Gate With Praise', 'Put It On', 'Moving Out' e 'Girl I Love You'.
Altri due lavori meritano un discorso separato, stiamo parlando di 'Authorized Version' e 'Rockers Time Now' tutti registrati e prodotti da Bunny Lee nel 1976 e stampati sull'etichetta della Virgin/Frontline di proprietà di un certo Richard Brandon, conosciuto ora anche per la sua compagnia aerea nel 2000-2004.
Sono due dischi protagonisti in questo percorso storico del reggae con il meglio delle produzioni di Johnny Clarke prodotte per Bunny Lee e l'incredibile novità di fare del roots version di canzoni storiche
di altrettanti cantanti e trio vocali famosi.
Nel primo album 'Authorized Version' già dal titolo s'intravvedono canzoni 'autorizzate' dagli stessi
autori come 'Legalize It' di Peter Tosh, 'Freedom Blues' del duo Roy Richards e Little Richard, 'Crazy Baldhead' di Bob Marley con la versione strumentale con 'Academy Award Version' e 'Jah Jah See Them Come', originale 'See Them A Come' del trio vocale dei Culture.
Il secondo album è 'Rockers Time Now' e dal titolo la dice già lunga sul materiale raccolto in questo lavoro, da militante convinto pro PNP di Michael Manley, a sostenitore dei diritti dei Rastamen e del loro credo religioso.
In un incontro con Johnny Clarke a Roma il 28 novembre 1998, dopo la sua
session dal vivo, mi sono fatto spiegare i motivi della canzone 'Joshua's Words' e la fuga dalla Jamaica nei primi anni '80.
"Erano anni terribili in Jamaica durante la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, con guerre tra bande rivali e dai due schieramenti politici, i gunmen erano i padroni assoluti delle città come Kingston e Spanish Town. Sparatorie continue alla cieca e alla ricerca disperata di trovare noi artisti ed ucciderci. Come me tanti nomi famosi sono dovuti andare via dalla Jamaica, chi in America chi in Inghilterra e riparare la sperando di fare carriera. Tutti i promotori annullavano di continuo intere tourneè e festival a causa del clima immerso nell'orrore inaudito.
La canzone 'Joshua's Word' non era altro che la canzone inno in favore di Michael Manley, un uomo vero che purtroppo non si può paragonare al nostro Primo Ministro attuale come P.J.Patterson, è lontano un mondo di differenza. La canzone fu cantata anche da Max Romeo e da Junior Byles, e mi ricordo che Max Romeo dovette fuggire per non essere ucciso e altri come lui, non dimentichiamoci Bob Marley prima del 'One Love Peace Concert' fu un miracolo che non venne ucciso, dopo aver contato un quantitativo impressionante di bossoli ritrovati dentro e fuori casa sua in Hope Road a Kingston.
La politica è molto pericolosa, se stai dalla parte sbagliata devi scappare o nasconderti 'in the mountain'."
L'album che abbiamo scelto è 'Rockers Time Now' ed inizia con la title track appunto 'Rockers Time Now' una
cover della canzone ska di Hopeton Lewis intitolata 'Take It Easy', dalle sonorità profonde accentuate dal basso e dalla chitarra. Un'altra cover con 'Ites Green Ang Gold' originale di Burning Spear, delinea tutto lo stile roots e la sua pura miscela vocale insieme alle canzoni 'African Roots' e'Stop The Tribal War',
mentre con la version di 'Satta Massagana' originale degli Abyssinians, chiude il lato A dell'album, vere deliziose gemme artistiche affiancato in studio da una strepitosa band di ottimi musicisti.
L'importanza di buoni musicisti arricchisce maggiormente la produzione del disco, e questo viene denominato il periodo del "Rockers Movement" con artisti di ottime qualità musicali e vocali, quali Jacob Miller, Congos, Culture, Third World e Abyssinians.
Il lato B inizia con un'altra cover degli Abyssinians 'Declaration Of Rights', realizzata in perfetta sintonia con i musicisti, che dal primo ascolto può piacere di più rispetto all'originale, per la sua voce chiara e melodica che colpisce dritto al cuore e all'anima. Un'altra canzone da seguire è 'Let's Give Jah Jah Praise' dove il ritmo è molto più solido e dove si potranno ascoltare gli splendidi tocchi di piano che arriscono il brano.
La cover di John Holt 'I Wish It Could Go On Forever' è l'unica canzone d'amore presente nell'intero disco, un dolce ritmo dove la chitarra spadroneggia, e subito dopo ascoltiamo 'Natty Dreadlocks Stand Up Right' un vero e proprio inno diretto a tutti rasta per la sopravvivenza e la forza. L'ultima canzone del disco è dedicata ad una bellissima cover dei Mighty Diamonds 'Poor Marcus', intitolata
'Them Never Love Poor Marcus' che chiude tutto un lavoro degno di nota e di ascolto approfondito, pieno di naturalezza e genuina fede musicale chiamata in un sole nome Johnny 'Rockers' Clarke e Bunny 'Striker' Lee Productions.
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